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Lo studio dentistico del futuro: frese di ultima generazione, estetica e AI. Intervista al Dott. Michele Sidoti

Come evolverà lo studio dentistico nei prossimi anni?

Secondo il Dott. Michele Sidoti, non sarà un singolo professionista a fare la differenza, ma la capacità di rispondere alla diverse esigenze di un mercato in rapida evoluzione

Sempre più studi si muoveranno verso l’integrazione di servizi complementari a favore di un allineamento tra funzione ed estetica.

E tutto ciò sarà possibile solo grazie a competenze tecniche specialistiche, strumenti e frese odontoiatriche di ultima generazione, dispositivi medici certificati e tecnologie digitali avanzate, come l’AI.

Ultimo Update:

In questo episodio di Fresissima Talk, abbiamo incontrato il Dott. Michele Sidoti, odontoiatra ed ex odontotecnico, per una conversazione che parte dalle frese odontoiatriche più apprezzate dal dottore e dalla sua equipe, e arriva a delineare una visione più ampia del futuro della professione.

Chi è il Dott. Michele Sidoti e qual è il suo percorso tra odontotecnica e odontoiatria?

Odontoiatra e chirurgo odontostomatologico​

Il Dott. Michele Sidoti oggi è medico odontoiatra, titolare di una delle cliniche polifunzionali più rinomate del territorio, ma il suo percorso professionale non nasce direttamente alla poltrona. 

Prima della laurea in odontoiatria e durante il percorso universitario, matura un’importante esperienza in laboratorio odontotecnico

La successiva attività clinica si è quindi sviluppata su una conoscenza diretta delle procedure di laboratorio e delle caratteristiche dei diversi materiali. Questa doppia esperienza gli consente ancora oggi di fare affidamento ad una visione olistica della professione.

Il percorso del Dott. Sidoti gli permette di osservare l’odontoiatria da una prospettiva particolare: quella di chi ha lavorato prima in laboratorio, acquisendo esperienza nella lavorazione dei materiali, e ha successivamente trasferito questa competenza nella pratica clinica odontoiatrica.

Guarda l’intervista completa con il Dott. Michele Sidoti

Fresissima Talk - Ep 2 | Dott. Michele Sidoti

Dalle applicazioni della tecnologia DiSteno alla lavorazione della zirconia, dallo sviluppo dello studio alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale.

L’intervista affronta le trasformazioni che stanno modificando strumenti, competenze e organizzazione del lavoro odontoiatrico, arrivando ad una conclusione centrale: il futuro non richiederà necessariamente un singolo professionista capace di fare tutto.

Quali temi sono emersi nell'intervista al Dott. Michele Sidoti?

Una panoramica dei temi toccati nella video-intervista, nell’ordine in cui vengono affrontati. Trovi un approfondimento di ogni punto nelle sezioni dell’articolo qui sotto.

  • Tecnologia DiSteno tra diamante e carburo di tungsteno: la soluzione per ridurre i passaggi operativi;

  • Zirconia e frese tagliacorone: evoluzione dei materiali protesici e delle procedure di rifinitura e lucidatura;

  • Crescita e organizzazione dello studio dentistico;
  • Nuove competenze tecnologiche all’interno dello studio;

  • Intelligenza artificiale in odontoiatria, odontoiatria digitale e impronte digitali;

  • Evoluzione della domanda estetica e rapporto tra estetica e funzione;
  • Visione multidisciplinare dello studio dentistico del futuro.

Cosa rende una fresa odontoiatrica davvero innovativa?

Uno dei primi temi affrontati nell’intervista riguarda l’innovazione degli strumenti rotanti di precisione e, nello specifico, dell’impatto della tecnologia brevettata DiSteno, che combina diamante e carburo di tungsteno in un unica fresa, inimitabile. 

Secondo l’esperienza del Dott. Sidoti, il principale vantaggio di queste frese odontoiatriche consiste nella possibilità di unire capacità abrasiva e regolarità della superficie.

Una fresa tradizionale può richiedere una sequenza composta da preparazione, rifinitura e ulteriori passaggi con strumenti a granulometria più sottile. La fresa utilizzata da Sidoti gli permette invece, in determinate preparazioni, di ottenere già al primo passaggio una superficie sufficientemente regolare.

Questo non significa che ogni procedura possa essere ridotta automaticamente a un solo passaggio: il numero e la tipologia degli strumenti devono sempre essere valutati in relazione alla lavorazione e al risultato richiesto. Il punto sottolineato dal Dott. Sidoti è un altro: l’efficienza non consiste semplicemente nel lavorare più velocemente, ma nel ridurre i passaggi senza compromettere la qualità finale.

“Risparmiare tempo e avere un risultato scadente non vale la pena.”

La performance di una fresa dentale va quindi valutata considerando insieme capacità di lavoro, controllo, finitura e tempo operativo.

Come funziona la tecnologia DiSteno? I vantaggi di un'innovazione unica.

Le uniche frese odontoiatriche che combinano le performance di taglio del carburo di tungsteno e la forza abrasiva del diamante.

Nella testimonianza del Dott. Sidoti, la combinazione tra le performance del diamante e del carburo di tungsteno rende DiSteno radicalmente differente rispetto a una diamantata tradizionale. L’esperienza operativa emersa durante il dialogo per questo Fresissima Talk riguarda soprattutto tre aspetti:

  1. Capacità abrasiva durante la preparazione;

  2. Regolarità della superficie ottenuta;

  3. Possibilità di ridurre i passaggi successivi di rifinitura.

Sidoti racconta di utilizzare spesso la fresa … per realizzare preparazioni in un unico passaggio, intervenendo eventualmente con un gommino … (utensile abrasivo in gomma usato per la lucidatura) quando la procedura lo richiede.

Si tratta di un’esperienza personale legata al suo metodo di lavoro, non di una sequenza universalmente applicabile. La scelta dello strumento e dei passaggi deve sempre dipendere dal materiale, dalla preparazione e dall’obiettivo clinico. Il valore della testimonianza sta però nel criterio utilizzato per valutare la fresa: non soltanto quanto taglia, ma quale superficie lascia e quanto lavoro permette di completare in modo controllato.

Lo schema seguente riassume, sulla base di quanto descritto nell’intervista, la differenza percepita da Sidoti tra una sequenza tradizionale e con DiSteno.

Aspetto Sequenza tradizionale DiSteno (esperienza Dott. Sidoti)
Composizione Diamante oppure carburo di tungsteno, separatamente Diamante e carburo di tungsteno combinati nello stesso strumento
Passaggi tipici Preparazione, rifinitura, eventuali passaggi con grana più fine Spesso un solo passaggio, con eventuale rifinitura con gommino
Regolarità superficie al primo passaggio Non sempre garantita Sufficientemente regolare in determinate preparazioni (esperienza riportata dal Dott. Sidoti)

*i dati presentati nella colonna DiSteno derivano dall’esperienza clinica personale del Dott. Sidoti riportata nell’intervista, non da uno studio comparativo standardizzato.

Come si sono adattate le frese odontoiatriche alla diffusione della zirconia?

L’evoluzione dei materiali protesici ha impattato anche sul ruolo di alcune frese odontoiatriche. 

Secondo il Dott. Sidoti, le frese tagliacorone (gli strumenti utilizzati per sezionare le corone protesiche, tipicamente in fase di rimozione) vengono utilizzate meno frequentemente rispetto al passato: molti restauri non presentano più le tradizionali strutture metalliche, e la diffusione di materiali come la zirconia (un materiale ceramico ad alta resistenza usato per corone e ponti come alternativa metal-free) richiede strumenti e sequenze differenti.

La tagliacorone in carburo di tungsteno monoblocco — cioè realizzata in un unico pezzo, senza saldature o giunzioni — continua a essere rilevante quando è necessario intervenire sul metallo, ma non rappresenta la soluzione adatta per ogni materiale.

La zirconia, in particolare, viene descritta da Sidoti come un materiale che richiede attenzione, strumenti specifici e una corretta sequenza di lavorazione. Per i ritocchi e la lucidatura utilizza sia gommini da laboratorio sia strumenti da contrangolo, in base al punto in cui viene effettuato l’intervento.

Il principio operativo espresso nell’intervista è chiaro: soprattutto quando si lavora un materiale duro come la zirconia, non è opportuno eliminare arbitrariamente le fasi previste. Per ottenere una lucidatura corretta è necessario rispettare la progressione degli strumenti e completare i diversi passaggi. La riduzione dei tempi ha valore soltanto quando deriva dalle caratteristiche dello strumento e non dalla rinuncia a una fase necessaria.

Come si trasforma uno studio dentistico nel corso degli anni?

La trasformazione raccontata nell’intervista non riguarda soltanto materiali e frese. Il primo studio del Dott. Sidoti aveva una superficie di circa 40 metri quadrati.

La struttura attuale è arrivata a circa 320 metri quadrati e comprende collaboratori clinici, igienisti, assistenti di studio odontoiatrico e personale dedicato alle attività amministrative e al front office.

Diventa invece importante costruire una struttura multidisciplinare nella quale siano presenti figure con focus differenti. Lo studio dentistico del futuro potrà quindi integrare:

  • competenze cliniche e chirurgiche;
  • conoscenza dei materiali e degli strumenti rotanti odontoiatrici;
  • odontoiatria digitale;
  • gestione dei dati e delle tecnologie;
  • applicazioni dell’intelligenza artificiale;
  • prevenzione e igiene;
  • attenzione ai tessuti;
  • funzione ed estetica;
  • organizzazione e gestione dello studio.

La completezza non dipenderà dalla quantità di servizi offerti, ma dalla capacità di collegare competenze e processi intorno alle reali esigenze del paziente.

Questa crescita riflette il passaggio dallo studio costruito intorno al singolo professionista a un’organizzazione più articolata, nella quale competenze differenti devono lavorare in modo coordinato. La dimensione non costituisce, da sola, un modello da replicare: ciò che emerge dall’esperienza del Dott. Sidoti è soprattutto il progressivo ampliamento delle funzioni necessarie per gestire uno studio contemporaneo. Accanto all’attività clinica diventano sempre più importanti l’organizzazione, l’amministrazione, l’accoglienza, la gestione delle tecnologie e la capacità di integrare nuovi processi.

Quali nuove competenze richiederà lo studio dentistico in futuro?

Parlando della continuità dello studio e del ruolo delle nuove generazioni, il Dott. Sidoti introduce uno dei temi principali dell’intervista: la crescente importanza delle figure dedicate alla tecnologia.

Nel suo studio è il figlio a occuparsi di molte attività tecnologiche. Secondo Sidoti, questa tipologia di competenza diventerà sempre più importante all’interno delle strutture odontoiatriche. 

Lo studio dentistico del futuro non sarà definito soltanto dalle apparecchiature disponibili, ma anche dalla presenza di persone capaci di comprenderle, gestirle e integrarle correttamente nel lavoro quotidiano.

L’introduzione di un nuovo software o di un dispositivo digitale, infatti, non produce automaticamente un miglioramento: è necessario inserirlo in processi organizzativi coerenti, formare il personale e comprenderne opportunità e limiti. Il cambiamento tecnologico riguarda quindi sia gli strumenti clinici sia il modo in cui lo studio distribuisce responsabilità e competenze.

Che ruolo avrà l'intelligenza artificiale nello studio dentistico del futuro?

Per il Dott. Sidoti, l’intelligenza artificiale rappresenta una trasformazione che molti professionisti non hanno ancora pienamente percepito. La sua è una previsione personale, espressa in modo netto durante l’intervista: nei prossimi anni l’AI potrebbe incidere profondamente sull’organizzazione degli uffici, sulle attività amministrative e sull’analisi delle informazioni.

L'intelligenza artificiale è già presente negli studi odontoiatrici?

Sì: alcune applicazioni sono già integrate nei software e nei dispositivi utilizzati in ambito odontoiatrico, in particolare nell’interpretazione delle immagini radiografiche. Una recente umbrella review con meta-analisi pubblicata su PMC (NCBI), basata su 14 revisioni sistematiche, riporta per gli algoritmi di intelligenza artificiale applicati alla diagnosi della carie una sensibilità media dello 0,85 e una specificità dello 0,90. Questo conferma, con dati verificabili, quanto osservato da Sidoti in modo diretto: il professionista può già oggi servirsi di sistemi basati sull’intelligenza artificiale anche senza percepirli come strumenti separati.

Sidoti cita, ad esempio, applicazioni legate all’interpretazione delle immagini e richiama la propria esperienza nell’ambito delle impronte digitali. Il passaggio centrale, però, non è una sostituzione automatica del professionista: l’intelligenza artificiale introduce nuovi strumenti di analisi e automazione, ma rende ancora più importante la capacità di interpretare i risultati, contestualizzarli e assumere decisioni professionali consapevoli. Lo studio dentistico del futuro dovrà quindi sviluppare sia competenze cliniche sia una maggiore cultura tecnologica.

Ovviamente senza tralasciare le nuove necessità dei propri pazienti.

Fonte: “Examining the diagnostic accuracy of artificial intelligence for detecting dental caries across a range of imaging modalities: An umbrella review with meta-analysis“, PMC — National Center for Biotechnology Information (NCBI).

Perché l'estetica sarà la prossima grande sfida per lo studio dentistico?

Accanto all’intelligenza artificiale, il Dott. Sidoti individua nell’estetica una delle prossime grandi sfide dell’odontoiatria. La prevenzione e l’evoluzione delle cure hanno modificato le condizioni e le aspettative dei pazienti: secondo Sidoti, una parte crescente della domanda sarà orientata non soltanto alla risoluzione di problemi clinici, ma anche al miglioramento estetico.

Il dato di mercato conferma questa tendenza: secondo Grand View Research, il mercato mondiale dell’odontoiatria estetica è passato da 33,58 miliardi di dollari nel 2022 a una proiezione di 89,04 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita media annua (CAGR) del 13%.

L’approccio descritto nell’intervista, tuttavia, non coincide con la ricerca di trasformazioni eccessive o scollegate dalla salute del paziente. Il Dott. Sidoti sottolinea l’importanza di una visione odontoiatrica dell’estetica: il professionista osserva il volto, la bocca, i tessuti e la funzione nel loro insieme. Questo approccio può diventare un elemento distintivo rispetto a una valutazione concentrata esclusivamente sull’aspetto esteriore.

Cos'è l'estetica rosa e perché può migliorare anche la funzionalità?

L’estetica rosa riguarda gengive, volumi e tessuti che circondano il restauro. Nel lavoro implantare, il Dott. Sidoti racconta di avere sempre prestato particolare attenzione a questo aspetto: l’ispessimento e la gestione corretta dei volumi gengivali non riguardano soltanto l’aspetto del sorriso, ma possono contribuire anche al comfort, alla pulizia e alla funzione, riducendo le zone di accumulo del cibo e rendendo più agevole l’igiene quotidiana.

Da qui nasce una delle frasi centrali dell’episodio:

“Estetica e funzione vanno di pari passo.”

L’estetica non viene quindi considerata come una disciplina separata, ma come un criterio progettuale. Un risultato può dirsi completo quando restituisce denti e tessuti capaci di funzionare correttamente e, allo stesso tempo, di inserirsi in modo armonico nel volto del paziente. Anche la medicina estetica del distretto periorale può trovare spazio in questa visione, purché venga affrontata con formazione adeguata, equilibrio e conoscenza dell’anatomia e della funzione.

Competenze del singolo dentista o collaborazioni con altri professionisti per sviluppare il proprio studio?

Nella parte conclusiva dell’intervista, Roberto Gallo propone l’immagine di un dentista del futuro capace di osservare insieme funzionalità ed estetica. Il Dott. Sidoti precisa però il concetto:

“Se non il dentista del futuro, lo studio dentistico del futuro.”

Non è necessario che ogni professionista sviluppi personalmente tutte le competenze.

Diventa invece importante costruire una struttura multidisciplinare nella quale siano presenti figure con focus differenti. Lo studio dentistico del futuro potrà quindi integrare:

  • competenze cliniche e chirurgiche;
  • conoscenza dei materiali e degli strumenti rotanti odontoiatrici;
  • odontoiatria digitale;
  • gestione dei dati e delle tecnologie;
  • applicazioni dell’intelligenza artificiale;
  • prevenzione e igiene;
  • attenzione ai tessuti;
  • funzione ed estetica;
  • organizzazione e gestione dello studio.

La completezza non dipenderà dalla quantità di servizi offerti, ma dalla capacità di collegare competenze e processi intorno alle reali esigenze del paziente.

Quindi, quali aspetti rimaranno di importanza centrale nell'evoluzione dell'odontoiatria?

Cosa fa la differenza tra strumenti, competenza e adattamento.

L’intervista al Dott. Michele Sidoti attraversa quasi quarant’anni di evoluzione professionale. Cambiano i materiali, cambiano gli strumenti, cambiano le dimensioni e l’organizzazione degli studi, entrano nuove tecnologie e nuovi ambiti di attività. Rimane però centrale la capacità del professionista di comprendere ciò che utilizza.

La “manicatura” acquisita in laboratorio, la valutazione della superficie lasciata da una fresa odontoiatrica, il rispetto dei passaggi nella lucidatura della zirconia e l’attenzione ai tessuti sono manifestazioni dello stesso principio: la tecnologia produce valore quando viene guidata da esperienza e competenza.

Lo studio dentistico del futuro non sarà quindi soltanto più digitale o più automatizzato: sarà un hub capace di scegliere gli strumenti in modo consapevole, organizzare nuove professionalità e integrare innovazione, funzione ed estetica senza perdere il controllo clinico del risultato.

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